Istituzioni finanziarie, Ecosistema 6 luglio 2026 Staff

Qivalis: la scommessa delle banche europee sul mondo cripto

La risposta delle banche europee al dominio del dollaro

Trentasette banche di quindici paesi europei hanno aderito al consorzio Qivalis con l’obiettivo di sviluppare una stablecoin in euro conforme al regolamento MiCAR. L’iniziativa si colloca nel segmento istituzionale e aziendale, con applicazioni potenziali nei pagamenti, nella tesoreria, nel regolamento di strumenti tokenizzati e nelle infrastrutture di mercato. Il progetto si distingue dall’euro digitale della BCE, orientato prevalentemente al perimetro retail, e punta a portare l’euro nei circuiti finanziari digitali. Il lancio è atteso nella seconda metà del 2026.

Il progetto

Qivalis nasce nel settembre 2025, quando nove tra le principali banche europee annunciano l’intenzione di costituire un emittente comune di stablecoin. A dicembre dello stesso anno l’iniziativa assume il nome di Qivalis, stabilisce la propria sede ad Amsterdam e accoglie BNP Paribas come decimo membro fondatore. Nel maggio 2026 altri venticinque istituti finanziari entrano nel consorzio, portando la partecipazione complessiva a trentasette banche distribuite in quindici paesi europei.

Il progetto si inserisce in un mercato ancora dominato da stablecoin denominate in dollari, spesso sviluppate da operatori privati globali e nate al di fuori del sistema bancario europeo. Qivalis si distingue per natura e posizionamento: non nasce come prodotto cripto nativo orientato principalmente alla liquidità degli exchange, ma come infrastruttura bancaria europea denominata in euro e costruita entro il perimetro regolamentare dell’Unione.

Promossa da istituti vigilati, Qivalis è progettata per rispondere alle esigenze di banche, asset manager e tesorerie aziendali. In questo segmento, la questione centrale non è soltanto la copertura delle riserve, ormai elemento atteso per qualsiasi stablecoin regolamentata, ma la presenza di un assetto riconoscibile in termini di governance, supervisione, trasparenza e diritto di rimborso. Qivalis prova quindi a posizionarsi non come alternativa esterna al sistema bancario, ma come possibile estensione digitale della moneta bancaria europea.

Perché è rilevante per l’Europa

La dipendenza dell’Europa da infrastrutture di pagamento e strumenti digitali denominati in dollari è ormai un tema di autonomia finanziaria. Nei mercati cripto, il dollaro non è soltanto la principale unità di conto: è anche la valuta dominante per la liquidità, il regolamento delle operazioni e la gestione delle riserve degli emittenti di stablecoin. L’assenza di un’alternativa europea sufficientemente liquida, regolamentata e integrata nei circuiti di mercato limita quindi la capacità dell’euro di presidiare le nuove infrastrutture finanziarie digitali.

Le stablecoin in dollari hanno contribuito a rafforzare questo equilibrio. Una parte significativa della liquidità raccolta dagli emittenti viene infatti investita in strumenti del mercato monetario e titoli governativi statunitensi, generando una domanda ricorrente di attività sicure denominate in dollari. In questo modo, l’utilizzo delle stablecoin non si limita ai mercati cripto, ma alimenta anche il ruolo internazionale della valuta statunitense. Un’infrastruttura equivalente in euro potrebbe produrre un effetto analogo: estendere l’uso della moneta unica nei mercati digitali globali e sostenere, nel tempo, la domanda di strumenti liquidi denominati in euro.

Le stablecoin stanno progressivamente assumendo una funzione di componente monetaria digitale nei mercati cripto e, più in generale, nelle infrastrutture finanziarie basate su blockchain. Vengono utilizzate per trasferire liquidità tra piattaforme, regolare operazioni su strumenti spot e derivati, gestire garanzie, accedere agli exchange, eseguire pagamenti transfrontalieri e ridurre i tempi di regolamento rispetto ai circuiti tradizionali. Se questa componente monetaria resta denominata quasi esclusivamente in dollari, una quota crescente della liquidità digitale globale rischia di consolidarsi intorno alla valuta statunitense, rafforzandone il ruolo non solo come unità di conto, ma anche come mezzo di regolamento nei nuovi mercati finanziari. In questo senso, Qivalis non è un semplice progetto tecnologico, ma un’iniziativa con implicazioni monetarie, infrastrutturali e geopolitiche.

Anche la scala del consorzio è un elemento rilevante. In meno di un anno i membri sono passati da nove a trentasette banche, distribuite in quindici paesi europei: un livello di coordinamento non scontato in un settore storicamente frammentato lungo linee nazionali. Questa ampiezza potrebbe costituire uno dei principali vantaggi competitivi del progetto. Una stablecoin, infatti, non si afferma soltanto per la qualità delle riserve o per la conformità regolamentare, ma per la capacità di raggiungere liquidità, distribuzione e integrazione nei circuiti finanziari. Il coinvolgimento di grandi banche europee aumenta la probabilità che Qivalis possa intercettare domanda istituzionale.

Il ruolo dell’Italia

La partecipazione italiana al consorzio Qivalis presenta una lettura ambivalente. Da un lato, vi sono realtà che hanno già maturato un posizionamento riconoscibile nel settore delle cripto-attività regolamentate. Banca Sella è diventata il primo istituto bancario italiano autorizzato a offrire servizi cripto sotto MiCAR, dopo un percorso pluriennale di sviluppo tecnologico e operativo. Intesa Sanpaolo, già dal 2023, ha avviato un desk di trading proprietario su cripto-attività, con un’esposizione che oggi supera i duecento milioni di euro. Per questi operatori, l’adesione a Qivalis appare come la prosecuzione naturale di una strategia già avviata.

Dall’altro lato, la presenza di UniCredit e BPER Banca segnala anche un movimento di recupero da parte di istituti che, almeno sul fronte cripto, si sono mossi con maggiore gradualità. In questo caso, l’ingresso nel consorzio può essere letto come un modo per colmare il ritardo accumulato, partecipando a un’infrastruttura comune invece di sviluppare internamente soluzioni proprietarie. Qivalis offre infatti una via regolamentata e condivisa per presidiare un mercato in evoluzione, riducendo il rischio di restare ai margini della futura offerta bancaria digitale.

La rilevanza italiana non sta quindi soltanto nel numero di banche coinvolte, ma nella composizione del gruppo. Il consorzio riunisce istituti già attivi nel settore e operatori che cercano di accelerare il proprio posizionamento, confermando che le cripto-attività regolamentate stanno entrando nel perimetro strategico del sistema bancario nazionale. Se le stablecoin bancarie dovessero trovare applicazione nelle tesorerie aziendali, nei pagamenti internazionali o nel regolamento di strumenti tokenizzati, la partecipazione a Qivalis potrebbe diventare un vantaggio competitivo per presidiare una nuova componente dell’offerta finanziaria europea.

Il rapporto con l’euro digitale

Qivalis e l’euro digitale della BCE non sono progetti sovrapponibili. La distinzione principale riguarda natura, destinatari e infrastruttura di utilizzo. L’euro digitale è moneta di banca centrale pensata prevalentemente per il segmento retail: cittadini, esercenti e pagamenti quotidiani. Qivalis nasce invece come moneta digitale privata regolamentata, destinata al segmento istituzionale, con applicazioni potenziali nei pagamenti interbancari, nella tesoreria, nel regolamento di asset tokenizzati e nella liquidazione di operazioni su cripto-attività.

Da questo punto di vista, Qivalis intercetta un’esigenza più vicina ai mercati finanziari che ai pagamenti al dettaglio. Offre uno strumento in euro, emesso da soggetti bancari e potenzialmente interoperabile con infrastrutture blockchain, senza dipendere dai tempi di sviluppo dell’euro digitale della BCE. Inoltre, l’euro digitale non nasce per operare direttamente sui mercati cripto né per integrarsi con blockchain pubbliche. Nel medio periodo, lo scenario più plausibile è quindi una coesistenza tra moneta digitale di banca centrale, depositi bancari, moneta elettronica e stablecoin regolamentate, ciascuna con funzioni e perimetri d’uso distinti.

Il caso d’uso più rilevante, in prospettiva, è il regolamento di strumenti finanziari tokenizzati. Se obbligazioni, fondi o altri asset verranno rappresentati su blockchain, sarà necessario disporre anche di una componente monetaria digitale con cui regolare le transazioni. La tokenizzazione di un titolo produce benefici limitati se la componente fiat resta ancorata a infrastrutture tradizionali. Una stablecoin bancaria in euro potrebbe quindi diventare la gamba monetaria di questi mercati, abilitando scambi più rapidi, programmabili e potenzialmente operativi anche al di fuori delle finestre convenzionali dei sistemi di pagamento.

Più che un’alternativa all’euro digitale, Qivalis si configura quindi come un’infrastruttura di collegamento tra sistema bancario europeo e mercati finanziari digitali. Il suo valore potenziale risiede nella capacità di portare l’euro nell’economia blockchain in una forma compatibile con le esigenze operative, regolamentari e prudenziali degli operatori vigilati.

I rischi e le condizioni per il successo

L’ambizione del progetto non elimina le criticità. La principale riguarda la capacità di trasformare la conformità regolamentare in adozione effettiva. Le stablecoin dominanti non si sono imposte soltanto per ragioni tecniche, ma perché sono diventate standard operativi presso exchange, market maker, desk OTC, intermediari istituzionali e infrastrutture cripto. Qivalis dovrà quindi costruire rapidamente liquidità, profondità di mercato e casi d’uso ricorrenti; diversamente rischierà di restare uno strumento solido sul piano regolamentare, ma marginale nella pratica.

Il secondo elemento riguarda l’integrazione nei flussi finanziari esistenti. Per essere rilevante, una stablecoin bancaria in euro dovrà dialogare con infrastrutture blockchain, servizi di custodia, sistemi di pagamento, procedure antiriciclaggio e architetture operative degli intermediari vigilati. La regolamentazione può favorire l’ingresso degli operatori istituzionali, ma non sostituisce l’efficienza d’uso: nei mercati digitali contano interoperabilità, continuità operativa e capacità di inserirsi senza frizioni nei processi di tesoreria, negoziazione e regolamento.

Resta infine il tema dell’equilibrio con il sistema monetario tradizionale. Una stablecoin bancaria in euro può rafforzare l’autonomia strategica europea, ma la sua crescita dovrà essere compatibile con la stabilità finanziaria, la trasmissione della politica monetaria e la struttura della raccolta bancaria. Il vantaggio di Qivalis è nascere dentro un perimetro vigilato; la sfida sarà dimostrare che questo perimetro non ne limita la scalabilità, ma ne diventa il principale elemento di credibilità.

Conclusioni

Qivalis rappresenta una delle iniziative europee più avanzate nel campo delle valute digitali private regolamentate e una delle operazioni più rilevanti promosse dal settore bancario nel mercato delle cripto-attività. La sua importanza non dipende solo dall’ambizione tecnologica, ma dal significato strategico dell’iniziativa: trentasette istituzioni finanziarie europee hanno scelto di collaborare alla costruzione di un’infrastruttura comune per il denaro digitale.

Per l’Italia, la presenza di quattro istituti nazionali nel consorzio è un segnale significativo. Indica che una parte rilevante del sistema bancario domestico considera la trasformazione digitale della moneta e dei pagamenti non più come un tema sperimentale, ma come una direttrice strategica da presidiare.

La posta in gioco è la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo attivo nella definizione delle infrastrutture finanziarie del futuro. Qivalis è uno dei tentativi più concreti in questa direzione: non una replica dei modelli statunitensi, né un sostituto dell’euro digitale, ma una via bancaria europea alla moneta digitale privata, regolamentata e integrata con i mercati finanziari.

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