USAT: il token di Tether costruito per gli Stati Uniti
La strategia di Tether tra Stati Uniti e mercati globali
Nel gennaio 2026 Tether ha affiancato a USDT una seconda stablecoin ancorata al dollaro, USAT, pensata specificamente per il mercato statunitense e costruita per operare all’interno del quadro normativo introdotto dal GENIUS Act. Il token è emesso da Anchorage Digital Bank, mentre Cantor Fitzgerald, società finanziaria statunitense e partner di lunga data di Tether, svolge il ruolo di custode delle riserve e di intermediario di riferimento per la gestione dei titoli del Tesoro.
La nascita di USAT non rappresenta una semplice estensione dell’offerta di Tether, ma sancisce la separazione tra due prodotti destinati a contesti differenti. USAT consente al gruppo di presidiare il sistema finanziario americano attraverso un’infrastruttura regolamentata localmente. USDT, con una capitalizzazione superiore ai 180 miliardi di dollari, continua invece a rivolgersi ai mercati internazionali, dove le stablecoin ampliano la circolazione del dollaro e trovano impiego nei pagamenti transfrontalieri, nelle rimesse e nelle economie in cui l’accesso diretto alla valuta statunitense rimane limitato.
Il nuovo quadro regolamentare americano
Firmato il 18 luglio 2025, il GENIUS Act è la prima legge federale statunitense dedicata in modo organico alle stablecoin di pagamento. Il provvedimento stabilisce quali soggetti possano emetterle, come debbano essere gestite le riserve e quali garanzie debbano essere offerte agli utenti.
Il principio centrale è la copertura integrale con attività liquide e a basso rischio. Gli emittenti devono garantire il rimborso alla pari, pubblicare informazioni periodiche sulla composizione delle riserve e rispettare obblighi prudenziali, antiriciclaggio e di controllo. Non possono inoltre riconoscere interessi o rendimenti per il semplice possesso o utilizzo della stablecoin, mantenendo questi strumenti distinti dai depositi e dai prodotti di investimento. L’attività di emissione è riservata a banche e operatori autorizzati a livello federale o statale, mentre la distribuzione delle stablecoin straniere è subordinata al rispetto di specifiche condizioni.
La possibilità di investire le riserve in titoli del Tesoro a breve scadenza lega inoltre la crescita delle stablecoin alla domanda di debito pubblico americano. Non si tratta soltanto di un effetto indiretto: il Dipartimento del Tesoro ha espressamente valorizzato questi strumenti come un nuovo canale di diffusione internazionale del dollaro e di domanda strutturale per i Treasury.
Il cambiamento è sostanziale. Prima della legge, l’affidabilità di una stablecoin dipendeva soprattutto dalla reputazione dell’emittente, dalla qualità delle attestazioni pubblicate e dalla capacità dimostrata di soddisfare i rimborsi. Nel nuovo mercato americano conta anche l’architettura istituzionale che sostiene il token: chi lo emette, chi custodisce gli attivi e quale autorità esercita la vigilanza.
La scelta di creare un nuovo token
USDT è nato come prodotto internazionale, all’interno di un’architettura sviluppata al di fuori del sistema bancario statunitense. Ricondurlo al nuovo perimetro federale avrebbe richiesto molto più di un adeguamento documentale o della revisione di alcune procedure interne: sarebbe stato necessario intervenire sul soggetto emittente, sul quadro di vigilanza, sulla custodia degli attivi, sulle modalità di rimborso e sui rapporti con le autorità americane.
Anche il portafoglio di copertura avrebbe dovuto essere rivisto, poiché, accanto a titoli del Tesoro e altre attività liquide, comprende bitcoin, metalli preziosi, prestiti garantiti e ulteriori investimenti. Tether avrebbe quindi dovuto modificare in profondità la struttura di un token globale da oltre 180 miliardi di dollari, con possibili conseguenze sulla sua gestione e sul suo utilizzo internazionale.
La società ha preferito mantenere USDT nella configurazione che ne ha sostenuto la diffusione globale e creare un prodotto distinto, conforme fin dall’origine al mercato statunitense. USAT è così emesso da Anchorage Digital Bank, mentre Cantor Fitzgerald custodisce le riserve e Tether mette a disposizione il marchio, la tecnologia e la capacità distributiva. Il nuovo token non nasce per sostituire USDT, ma per consentire al gruppo di operare negli Stati Uniti senza trasformare un’infrastruttura internazionale ormai consolidata.
La risposta di Tether al MiCAR
Circa un anno e mezzo prima, una pressione regolamentare analoga aveva prodotto in Europa un esito opposto. L’entrata in vigore delle disposizioni del regolamento MiCAR applicabili alle stablecoin, il 30 giugno 2024, ha imposto agli emittenti di token di moneta elettronica una riserva integrale, con almeno il 30% dei fondi ricevuti depositato in conti separati presso enti creditizi; per i token classificati come significativi, la quota sale al 60%. Tether ha scelto di non adeguare USDT al nuovo quadro europeo e, diversamente da quanto avrebbe fatto in seguito negli Stati Uniti, di non creare un token specificamente destinato a quel mercato. Non ha quindi presentato domanda di autorizzazione ai sensi del MiCAR e USDT è stato progressivamente rimosso dalle piattaforme autorizzate a operare nell’Unione.
La scelta risponde a ragioni sia economiche sia prudenziali. Il modello di Tether genera gran parte dei propri ricavi attraverso l’investimento delle riserve in titoli del Tesoro e altre attività remunerate: immobilizzarne fino al 60% in depositi bancari avrebbe comportato una significativa compressione della redditività delle masse poste a copertura di USDT. L’azienda ha inoltre contestato l’impostazione europea sotto il profilo della gestione del rischio, sostenendo che la concentrazione di una quota così elevata presso banche commerciali esponga le riserve al rischio di controparte degli istituti, mentre i titoli di Stato a breve termine possono essere detenuti secondo criteri di maggiore liquidità e diversificazione.
Il confronto con gli Stati Uniti consente quindi di leggere con maggiore chiarezza la strategia del gruppo. Nel mercato americano Tether ha investito nella creazione di USAT, poiché l’esclusione dal principale sistema finanziario mondiale avrebbe comportato un costo elevato in termini di legittimazione e accesso istituzionale. In Europa ha invece accettato le conseguenze della mancata conformità, ritenendo il mercato meno rilevante rispetto all’impatto che l’adeguamento avrebbe avuto sulla struttura e sulla redditività di USDT. Pressioni regolamentari analoghe hanno così prodotto risposte opposte, determinate dal diverso peso strategico attribuito ai due mercati.
La competizione nel mercato statunitense
A circa sei mesi dal lancio, USAT presenta ancora dimensioni contenute. Alla fine di luglio la sua capitalizzazione si attestava intorno ai 185 milioni di dollari, poco più di un millesimo di quella di USDT. Il dato non segnala necessariamente un impegno limitato da parte di Tether, ma mostra quanto sia difficile costruire liquidità e diffusione in un mercato già presidiato da operatori consolidati.
Il principale concorrente è USDC di Circle, che non ha dovuto essere riprogettato da zero per il mercato statunitense perché disponeva già di un’architettura vicina ai requisiti poi codificati dal GENIUS Act. Le riserve sono costituite da liquidità e titoli del Tesoro a breve termine e, per la maggior parte, confluiscono nel Circle Reserve Fund, gestito da BlackRock e custodito da BNY Mellon. Circle operava inoltre attraverso un emittente statunitense già sottoposto a licenze americane e pubblicava attestazioni periodiche sugli attivi a copertura. Il nuovo quadro federale ha richiesto ulteriori passaggi istituzionali, ma la società ha potuto adeguare un’infrastruttura già sostanzialmente compatibile.
La concorrenza non si limita a USDC. PYUSD può contare sulla capacità distributiva di PayPal ed è emesso da Paxos, soggetto regolamentato che pubblica rendicontazioni mensili sulle riserve. RLUSD è invece sostenuto da Ripple, si rivolge soprattutto alla clientela istituzionale ed è emesso da una trust company vigilata dal Dipartimento dei servizi finanziari dello Stato di New York. Pur restando molto più piccoli di USDC, entrambi superano USAT per capitalizzazione e possono contare su risorse, infrastrutture e relazioni commerciali già consolidate. Per Tether, la sfida non sarà quindi soltanto rendere USAT conforme, ma trasformarlo in un’infrastruttura effettivamente utilizzata dal mercato americano.
La vera partita delle stablecoin
I risultati ancora limitati di USAT non ridimensionano l’importanza strategica del mercato americano per Tether. È negli Stati Uniti che si definiscono in larga misura gli equilibri istituzionali e regolamentari del settore, e disporre di un presidio locale consente al gruppo di partecipare direttamente a questa evoluzione, consolidare i rapporti con il sistema finanziario e contribuire al confronto con le autorità americane. Una posizione che Tether difficilmente avrebbe potuto costruire mantenendo esclusivamente USDT, nato e sviluppato al di fuori del perimetro statunitense.
Le maggiori opportunità economiche e infrastrutturali si trovano tuttavia al di fuori degli Stati Uniti. Nel mercato americano il dollaro è già facilmente accessibile e può contare su infrastrutture bancarie e di pagamento capillari. In questo contesto, una stablecoin può rendere i trasferimenti più rapidi, programmabili e disponibili senza interruzioni, ma interviene su un sistema già sviluppato. In molte altre economie, invece, può rendere possibile l’accesso stesso al dollaro, offrire una forma di risparmio in una valuta più stabile, ridurre le frizioni nelle rimesse e semplificare i pagamenti internazionali, ancora dipendenti da catene di banche corrispondenti e processi di regolamento lenti e costosi.
È in questi mercati che USDT ha costruito il proprio vantaggio. Il token svolge una funzione simile a quella di un conto in dollari accessibile tramite blockchain, senza la necessità di instaurare un rapporto con una banca statunitense. Per chi vive in un’economia caratterizzata da elevata inflazione o da una valuta fragile può rappresentare uno strumento di conservazione del valore; per chi invia rimesse o regola transazioni internazionali può ridurre tempi, costi e dipendenza dagli intermediari tradizionali.
La diffusione delle stablecoin contribuisce inoltre a rafforzare il ruolo internazionale della valuta americana. I token circolano a livello globale, mentre le riserve degli emittenti restano investite prevalentemente in attività denominate in dollari, tra cui i titoli del Tesoro. Si crea così un canale privato attraverso cui la moneta statunitense raggiunge utenti e imprese che non dispongono di un accesso diretto al sistema bancario americano. USAT può consolidare la presenza istituzionale di Tether negli Stati Uniti, ma è USDT a svolgere la funzione più ampia: portare il dollaro nei mercati in cui la domanda è elevata e l’offerta bancaria rimane insufficiente.
Conclusioni
La nascita di USAT riflette la scelta di Tether di separare il mercato statunitense dalla propria infrastruttura globale. Anziché modificare in profondità un token da oltre 180 miliardi di dollari, il gruppo ha costruito un prodotto dedicato alle nuove regole federali, mantenendo USDT nell’architettura che ne ha sostenuto la diffusione internazionale. In Europa ha invece accettato le conseguenze della mancata conformità al MiCAR, ritenendo non conveniente intervenire sulla struttura e sulla redditività del token. Le due decisioni riflettono il diverso peso strategico attribuito ai mercati americano ed europeo.
L’accesso al quadro regolamentare statunitense, tuttavia, non garantisce di per sé il successo commerciale. USAT entra in un mercato già presidiato da stablecoin più grandi e integrate in ecosistemi finanziari consolidati, e dovrà quindi trasformarsi da presidio regolamentare a infrastruttura effettivamente utilizzata da banche, imprese e piattaforme di pagamento. La forza del marchio Tether può facilitarne la diffusione, ma non sostituisce la liquidità, la distribuzione e gli effetti di rete che il nuovo token deve ancora costruire.
Se gli Stati Uniti restano decisivi per la legittimazione istituzionale delle stablecoin, la loro funzione economica più profonda emerge soprattutto al di fuori dei confini americani. È nei mercati in cui l’accesso al dollaro è limitato, i sistemi di pagamento sono inefficienti e le rimesse rimangono costose che questi strumenti possono produrre il maggiore impatto. USAT è il dollaro digitale costruito da Tether per operare in America; USDT rimane quello attraverso cui il gruppo punta a estendere la circolazione globale della valuta statunitense.