Bitcoin, Istituzioni finanziarie 31 agosto 2026 Staff

BITA, il fondo di BlackRock che trasforma il rialzo di Bitcoin in reddito

Come le call trasformano una parte del rialzo in distribuzioni mensili

Il 16 giugno 2026 BlackRock ha quotato sul Nasdaq l’iShares Bitcoin Premium Income ETF, ticker BITA. Il fondo nasce per offrire agli investitori un’esposizione a bitcoin accompagnata da distribuzioni mensili, generate attraverso la vendita sistematica di opzioni call. L’obiettivo è trasformare una parte della possibile rivalutazione futura in un flusso di liquidità corrente, mantenendo al tempo stesso la maggioranza del portafoglio esposta alle variazioni del prezzo di bitcoin. BITA si inserisce così in un comparto in crescita, quello dei fondi covered call su bitcoin, pensati per gli investitori che attribuiscono valore alla regolarità delle distribuzioni e sono disposti, in cambio, a rinunciare a una parte della performance nei periodi di maggiore rialzo.

Il riferimento a un reddito generato da bitcoin può però produrre un equivoco. Bitcoin non paga interessi, non distribuisce dividendi e, a differenza di reti come Ethereum o Solana, il suo protocollo non prevede ricompense attraverso lo staking. Le somme corrisposte da BITA non rappresentano pertanto un rendimento prodotto dall’attività sottostante, ma derivano dai premi pagati dagli acquirenti delle opzioni. Il fondo incassa questi premi nel presente in cambio della cessione di una parte dell’eventuale rialzo futuro: la distribuzione mensile non si aggiunge quindi alla performance di bitcoin, ma ne modifica la distribuzione nel tempo. Per valutare il prodotto occorre partire proprio da questo scambio tra liquidità immediata e partecipazione futura al rialzo.

Come funziona la vendita delle call

Il punto di partenza è IBIT, l’iShares Bitcoin Trust ETF di BlackRock, un ETF spot che detiene bitcoin e ne replica l’andamento, al netto dei costi di gestione. Se bitcoin sale, IBIT sale; se bitcoin scende, IBIT scende. Il prodotto non applica strategie destinate a generare un reddito periodico e lascia quindi l’investitore integralmente esposto sia al potenziale di rialzo sia al rischio di perdita. BITA parte da un’esposizione analoga, detenendo bitcoin direttamente e attraverso quote di IBIT, ma vende opzioni call su una quota compresa tra il 25% e il 35% del portafoglio. Attraverso questa operazione il fondo incassa immediatamente un premio e trasferisce alla controparte una parte dei benefici derivanti da un eventuale aumento del prezzo: l’acquirente paga per partecipare al rialzo dell’attività sottostante, mentre BITA utilizza il premio ricevuto per alimentare le distribuzioni mensili.

Si può immaginare un portafoglio nel quale il 70% dell’esposizione continui a seguire integralmente bitcoin, mentre sul restante 30% siano state vendute call. Se bitcoin aumenta in misura significativa durante il periodo coperto, una parte del guadagno su quel 30% viene assorbita dall’aumento di valore delle opzioni; se invece il prezzo resta stabile o scende, BITA trattiene i premi, che compensano una parte della mancata performance o della perdita del portafoglio. Il premio costituisce quindi un’attenuazione parziale, non una protezione completa. BlackRock ripete l’operazione ogni settimana su porzioni successive dell’esposizione: alla fine di giugno la copertura era suddivisa in quattro quote di dimensioni simili, riferite a scadenze differenti. In questo modo i premi affluiscono con maggiore regolarità, ma il principio economico non cambia: BITA incassa oggi una somma certa e rinuncia a una componente incerta del possibile rialzo futuro.

Che cosa indica il tasso di distribuzione

Chiarita l’origine dei pagamenti, occorre distinguere il loro ammontare dal risultato effettivamente ottenuto dall’investitore. Nei materiali di lancio, BlackRock ha indicato per BITA un tasso di distribuzione annuo compreso tra il 15% e il 25%. Il dato esprime il rapporto tra le somme che il fondo prevede di distribuire nell’arco di un anno e il valore delle sue quote. Poiché i pagamenti avvengono mensilmente, il tasso viene calcolato annualizzando la distribuzione periodica e rapportandola al valore netto per quota. Se, ad esempio, un fondo con un valore netto di 50 dollari distribuisce 0,80 dollari al mese, l’annualizzazione del pagamento produce un tasso del 19,2%. Il calcolo presuppone però che la distribuzione rimanga invariata nei mesi successivi e non considera l’eventuale aumento o diminuzione del valore delle quote.

Il tasso di distribuzione non coincide quindi con il rendimento complessivo dell’investimento e non costituisce una remunerazione garantita. Un fondo può distribuire il 20% in un anno e, nello stesso periodo, perdere una percentuale analoga o superiore del proprio valore, lasciando l’investitore con un risultato complessivo nullo o negativo. Una distribuzione elevata può inoltre derivare da una vendita più aggressiva del potenziale rialzo o, in alcuni casi, includere la restituzione di una parte del capitale. La misura rilevante resta pertanto il rendimento totale, che combina le somme ricevute con la variazione del valore dell’investimento.

La performance nei diversi scenari di mercato

La differenza tra distribuzione e rendimento totale diventa evidente osservando come la strategia reagisce ai diversi movimenti di bitcoin. In una fase laterale, nella quale il prezzo oscilla senza assumere una direzione netta, le call tendono a perdere valore e BITA trattiene i premi senza rinunciare a un rialzo significativo. È lo scenario più favorevole alla strategia. In presenza di un aumento graduale, il fondo continua invece a beneficiare integralmente della parte di portafoglio non coperta, mentre su quella interessata dalle call il premio incassato può compensare almeno in parte il guadagno ceduto. La performance complessiva può quindi rimanere vicina a quella dell’esposizione diretta, aggiungendo nel frattempo un flusso periodico di liquidità.

La situazione cambia quando bitcoin registra un rialzo rapido e prolungato. In questo caso le call aumentano di valore e assorbono una parte crescente della performance sulla quota coperta: BITA continua a salire grazie al restante 65-75% del portafoglio, ma meno di IBIT. Se il movimento prosegue per più settimane, il rinnovo delle opzioni comporta la cessione ripetuta di una parte dei rialzi successivi e la distanza rispetto all’esposizione diretta può ampliarsi progressivamente. In un ribasso, al contrario, i premi riducono la perdita, ma non modificano la natura dell’investimento: BITA resta prevalentemente esposto a bitcoin e può subire flessioni rilevanti, perché la somma incassata attraverso le call copre soltanto una frazione della diminuzione del prezzo.

Il confronto con gli altri fondi covered call

Il medesimo rapporto tra premi incassati e rialzo ceduto consente di collocare BITA rispetto ai suoi concorrenti. Nel comparto operano già prodotti come BTCI di NEOS, YBTC di Roundhill, YBIT di YieldMax, BAGY di Amplify e BTCC di Grayscale, che si distinguono soprattutto per la quota dell’esposizione sulla quale vendono call. Questa percentuale determina quanta parte del portafoglio rimane pienamente esposta al rialzo di bitcoin e quanta viene invece utilizzata per generare premi. Nel caso di BITA, le call interessano il 25-35% del portafoglio, lasciando il restante 65-75% libero di partecipare integralmente agli aumenti di bitcoin. Alla fine di marzo 2026, BTCI aveva call per un valore nozionale pari a circa il 50% del patrimonio, mentre YBTC copriva sostanzialmente l’intera esposizione; anche BAGY prevede la vendita di call sul 100% della propria esposizione al prezzo di bitcoin. Una copertura integrale non impedisce al fondo di salire, ma sottopone l’intero portafoglio al limite imposto dalle call: oltre quel limite, il rialzo viene ceduto alla controparte.

Il confronto non è perfettamente omogeneo, perché alcuni fondi detengono ETP su bitcoin mentre altri ricostruiscono l’esposizione attraverso opzioni, ma le percentuali rendono evidente il compromesso economico. Se le call coprono il 30% del portafoglio, soltanto quella parte scambia una quota del possibile rialzo con un premio immediato; se la copertura raggiunge il 100%, lo stesso scambio riguarda l’intera esposizione. Una copertura più ampia può quindi produrre premi e distribuzioni maggiori e offrire una maggiore attenuazione nei ribassi, ma riduce anche la partecipazione ai rialzi più forti. Confrontare i fondi soltanto sulla base delle somme distribuite è pertanto fuorviante: occorre considerare insieme i pagamenti ricevuti e l’evoluzione del valore delle quote.

BITA o IBIT

Il confronto tra le diverse intensità di copertura conduce alla scelta centrale per l’investitore: trasformare una parte del possibile rialzo in un flusso corrente oppure conservarne integralmente il potenziale. BITA è rivolto a chi preferisce ricevere distribuzioni periodiche ed è disposto, in cambio, a rinunciare a una parte della performance nei momenti di maggiore rialzo. La strategia è particolarmente coerente con l’aspettativa di un mercato laterale o caratterizzato da aumenti graduali. IBIT è invece più adatto a un investitore con un orizzonte di lungo periodo, interessato a mantenere integralmente l’esposizione a bitcoin. Chi sceglie IBIT accetta di non ricevere distribuzioni e deve essere disposto a sopportare anche perdite temporanee molto rilevanti, senza poter contare sui premi delle opzioni per attenuarle; in cambio, conserva interamente il potenziale di rialzo, compresi quei movimenti rapidi e concentrati che hanno storicamente rappresentato una parte importante della performance di bitcoin.

La distinzione è quindi soprattutto temporale. BITA anticipa una parte del possibile rendimento e la distribuisce nel presente, mentre IBIT lascia che l’intera performance, positiva o negativa, rimanga investita. Per un investitore di lungo periodo convinto delle prospettive di bitcoin e in grado di tollerarne la volatilità, limitare il rialzo può risultare poco coerente con l’obiettivo dell’investimento; per chi attribuisce maggiore valore alla regolarità dei flussi e prevede un mercato meno direzionale, BITA può invece offrire un profilo più adatto. Anche i costi riflettono questa differenza: BITA applica una commissione annua dello 0,65%, contro lo 0,25% di IBIT, con uno scarto che remunera la gestione continuativa delle opzioni e l’organizzazione delle distribuzioni mensili.

Conclusioni

BITA rende accessibile attraverso un unico strumento una strategia che combina l’esposizione a bitcoin con la vendita sistematica di call. Il fondo converte ogni settimana una parte del possibile rialzo futuro in premi destinati alle distribuzioni mensili. Il reddito non si aggiunge quindi alla performance di bitcoin, ma ne modifica la distribuzione nel tempo: l’investitore riceve liquidità nel presente e beneficia di una parziale attenuazione nei mercati deboli, ma rinuncia a una parte dei guadagni quando bitcoin sale con forza. Il meccanismo non elimina il rischio di ribasso e il breve periodo trascorso dal lancio non permette ancora di trarre conclusioni sulla performance futura.

BITA privilegia il reddito corrente e gli scenari laterali o moderatamente positivi; IBIT privilegia la crescita di lungo periodo, lasciando l’investitore pienamente esposto tanto ai rialzi quanto ai ribassi di bitcoin. La scelta consiste, in ultima analisi, nel decidere se incassare oggi una parte del possibile rendimento futuro o conservarne integralmente il potenziale, accettando tutta la volatilità che ne deriva.

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