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Regolamentazione, Bitcoin

L’agenda cripto statunitense tra ritardi e incertezze

Lo stallo legislativo e le difficoltà di attuazione della riserva strategica Bitcoin

Autore: Staff 15 ottobre 2026 7 min di lettura Iscriviti alla newsletter

Il 14 ottobre 2026, la Casa Bianca ha confermato la conclusione dell’incarico temporaneo di Patrick Witt, direttore esecutivo del consiglio presidenziale per gli asset digitali e figura di raccordo nell’attuazione dell’agenda cripto dell’amministrazione Trump. Secondo le informazioni disponibili, Witt era l’ultimo membro dello staff ancora in servizio e non è stato annunciato un successore. La sua uscita assume rilievo in una fase segnata dallo stallo del CLARITY Act al Senato e dalle difficoltà operative della riserva Bitcoin. Le iniziative dell’amministrazione seguono infatti percorsi distinti. SEC e CFTC proseguono gli interventi nell’ambito dei poteri esistenti, mentre una disciplina organica del mercato richiede l’approvazione del Congresso. Per la Strategic Bitcoin Reserve restano da definire aspetti organizzativi e finanziari. La partenza di Witt introduce quindi un’incertezza sulla continuità del coordinamento tra Casa Bianca, autorità di vigilanza e dipartimenti federali, senza implicare un’interruzione delle iniziative avviate.

La continuità del coordinamento federale

L’incarico di Witt si svolgeva attraverso un distacco dal Dipartimento della Difesa. La sua conclusione segue le partenze di David Sacks, responsabile presidenziale per intelligenza artificiale e cripto-attività, a marzo 2026, e del vicedirettore Harry Jung a luglio. Sacks aveva ricondotto la propria uscita al raggiungimento del limite previsto per il servizio come dipendente governativo speciale. Witt aveva invece rinviato un periodo di addestramento obbligatorio con la Guardia Nazionale della Georgia. La successione di questi avvicendamenti riduce la continuità della struttura che aveva seguito il confronto con il settore e la mediazione sulle iniziative legislative. Le ragioni comunicate per i singoli incarichi non consentono tuttavia di attribuire alle partenze un significato politico univoco.

L’assetto istituzionale resta quello delineato dall’ordine esecutivo del 23 gennaio 2025, che ha istituito il President’s Working Group on Digital Asset Markets presso il National Economic Council. Ne fanno parte Tesoro, Dipartimento della Giustizia, Securities and Exchange Commission (SEC), Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e altre amministrazioni. Il direttore esecutivo ne coordina le attività quotidiane, senza sostituirsi alle competenze dei partecipanti. La continuità di questa funzione assume rilievo soprattutto per le questioni che coinvolgono più istituzioni e richiedono un accordo tra interessi differenti. L’assenza di un successore pubblicamente indicato introduce quindi un’incertezza sul raccordo operativo della Casa Bianca, mentre i poteri delle autorità continuano a poggiare sui rispettivi mandati.

Il CLARITY Act e il lavoro delle autorità

Il Digital Asset Market Clarity Act rappresenta il principale tentativo di definire un quadro federale per i mercati delle cripto-attività, chiarendo la ripartizione delle competenze tra SEC e CFTC. Il 15 settembre 2026, la mozione procedurale necessaria ad avviare l’esame in Senato ha ottenuto 49 voti favorevoli e 50 contrari, ben al di sotto dei 60 richiesti. L’esito ha bloccato l’avanzamento del provvedimento, senza costituire un voto finale sul merito della riforma. Restano irrisolte le divergenze sulle restrizioni ai conflitti di interesse dei funzionari pubblici, sulla tutela degli investitori e sui presidi antiriciclaggio, oltre che sul ruolo delle autorità statali nell’applicazione delle regole. A complicare i negoziati è anche il contrasto tra banche e operatori cripto sulle remunerazioni associate alle stablecoin, tema sul quale Witt aveva svolto una funzione di mediazione. Il confronto investe quindi non soltanto la ripartizione delle competenze, ma anche l’indipendenza dei controlli e l’effettiva protezione degli investitori.

Sul fronte regolamentare, il 1° ottobre la SEC ha proposto nuove norme sulla custodia delle cripto-attività per consulenti di investimento registrati e fondi regolamentati, contemplando, a determinate condizioni, la custodia diretta e il ricorso a trust company autorizzate a livello statale. Il 5 ottobre, la CFTC ha avviato una consultazione preliminare sulle operazioni in cripto-attività con clienti al dettaglio effettuate con leva, margine o finanziamento, nell’ambito del Commodity Exchange Act. Entrambe le iniziative affrontano aspetti specifici della disciplina, ma richiedono ulteriori passaggi prima di tradursi in regole applicabili. La definizione di un quadro federale organico resta pertanto legata all’esito dell’iter parlamentare. Se il CLARITY Act non verrà approvato entro la fine dell’attuale legislatura, il provvedimento dovrà essere ripresentato al nuovo Congresso, che si insedierà a gennaio 2027, con possibili ripercussioni sui tempi della riforma.

Gli ostacoli alla riserva strategica Bitcoin

L’ordine esecutivo del 6 marzo 2025 ha previsto che la riserva Bitcoin sia costituita con bitcoin provenienti da confische definitive, da conservare nel patrimonio pubblico. Il provvedimento ha affidato a Tesoro e Dipartimento del Commercio l’elaborazione di strategie per acquisizioni aggiuntive, senza costi ulteriori per i contribuenti e con neutralità di bilancio. Non ha stabilito un calendario degli acquisti né uno stanziamento dedicato. La conservazione dei bitcoin detenuti dallo Stato e l’avvio di un programma di accumulo restano aspetti distinti. La prima modifica la gestione del patrimonio esistente, mentre il secondo può generare nuova domanda sul mercato.

A luglio 2026, l’attuazione dell’iniziativa ha incontrato ostacoli giuridici e organizzativi. Sono emerse incertezze sulle competenze delle amministrazioni coinvolte e sulla base giuridica della gestione, che si è valutato di affidare al Commercio. La Casa Bianca ha continuato a esaminare l’assetto operativo, mentre l’annuncio prospettato da Witt in precedenza non si è concretizzato. Questi ritardi hanno evidenziato le difficoltà nel tradurre l’indirizzo presidenziale in responsabilità e procedure definite. Perché la riserva diventi uno strumento di accumulo servono modalità di finanziamento, autorizzazioni e regole attuative. La sua istituzione non dimostra, da sola, l’avvio di acquisti sistematici.

Il consolidamento legislativo della riserva

Il 16 settembre 2026, la Commissione servizi finanziari della Camera ha approvato l’avanzamento dell’American Reserve Modernization Act con 28 voti favorevoli e 21 contrari. Il testo sostitutivo prevede la conservazione dei bitcoin per almeno vent’anni e un sistema di Proof of Reserve fondato su rendicontazione annuale e verifica indipendente. Rispetto alla versione originaria, che contemplava report trimestrali, la frequenza della rendicontazione viene ridotta. I dati comunicati riguardano le consistenze, le transazioni e il controllo delle chiavi. Questi obblighi consentirebbero di monitorare periodicamente la gestione della riserva e di rafforzarne la trasparenza. La proposta mira così a introdurre un quadro legislativo per il controllo degli attivi, ma l’approvazione in commissione costituisce soltanto una tappa dell’iter parlamentare e non rende ancora operative le disposizioni.

Sul fronte degli acquisti aggiuntivi, il testo mantiene un’impostazione prudente. Prevede che Tesoro e Commercio elaborino uno studio congiunto sulle strategie disponibili, valutandone costi e benefici, senza autorizzare nuovo indebitamento, nuove imposte o spesa in disavanzo per acquistare bitcoin. La disciplina della custodia procede quindi separatamente dall’eventuale ampliamento della riserva. Il rafforzamento del quadro istituzionale non comporta di per sé un aumento degli acquisti pubblici. Per valutare la portata della politica federale è pertanto necessario distinguere tra avanzamento legislativo, autorizzazioni effettive e attuazione concreta. Il mandato di studio, infatti, non equivale a una decisione di procedere con le strategie esaminate.

Conclusioni

L’impegno a istituire una riserva strategica di Bitcoin, annunciato da Trump a Nashville nel luglio 2024, rappresentava uno dei punti qualificanti della sua campagna elettorale rivolta agli operatori del settore. A oltre un anno e mezzo dall’ordine esecutivo del marzo 2025, tuttavia, la definizione dell’assetto operativo e delle eventuali acquisizioni aggiuntive resta incompleta. Il passaggio alla conservazione dei bitcoin già detenuti dal governo costituisce un risultato concreto, ma non è stato accompagnato da un piano di acquisti aggiuntivi che definisca risorse, tempistiche e modalità operative. A rendere più incerto il percorso contribuisce anche l’uscita di Witt, che potrebbe complicare il coordinamento necessario per tradurre l’iniziativa in misure concrete. Nel frattempo, il proseguimento delle attività di SEC e CFTC e l’avanzamento delle proposte relative alla riserva confermano che il lavoro istituzionale è ancora in corso. Lo stallo del CLARITY Act, tuttavia, frena il consolidamento del quadro normativo complessivo. Resta quindi evidente la distanza tra gli impegni politici e la loro effettiva attuazione. Per gli operatori finanziari, la valutazione dell’agenda statunitense dipenderà sempre più dalla capacità dell’amministrazione di tradurre gli obiettivi annunciati in regole operative, decisioni verificabili e misure concrete.

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